Un’audience confederata e autoconvocata è stata la vera protagonista dell’evento, e lo è stata a pieno titolo: il vero esiliato dalla tivù, la vera vittima dei protervi editti e delle telefonate padronali del Re Censore, è quella fascia di pubblico, in larga parte giovane, che ritiene di non avere più rappresentanza televisiva. Il suo esilio, prima ancora che politico, è culturale: il linguaggio della tivù, in gran parte calibrato su un’idea corriva e classista dei “gusti popolari”, non gli appartiene da anni.