Sta diventando tutto maledettamente importante. Tutto è vitale o mortale. Buonissimo o cattivissimo. Eppure da quando ho scoperto tutta quella gente sulla rete, nei forum, nei blog e anche su Facebook e Twitter mi aveva preso una sensazione di condivisione, di umanità che prima mi era stato difficile di provare. Prima c’erano i giornali e i libri che ti raccontavano le cose da un certo punto di vista. Era un po’ come succede ancora adesso nelle manifestazioni. Un milione secondo gli organizzatori, cinquantamila secondo la questura. Insomma informazione sempre e solo di parte. Sempre in contrasto. A volte in conflitto. Ma con internet le cose sono cambiate. Le posizioni sono (o avrebbero potuto esser) così tante che alla fine la verità risulta, finalmente, come una sana sfumatura.
E poi arriva Bruno Vespa riesce a dire che l’attentatore del premier è «vicino agli ambienti del social network» come se le cose fossero rimaste a prima del Muro di Berlino. Lo stesso linguaggio, la stessa maniera di impacchettare, di disegnare confini. Come se il social network fosse un partito da prendere assolutamente sul serio. Come quando Adinolfi, Grillo, il No-B day fecero intendere di esserne dei legali rappresentanti. E io che credevo che tutti insieme, finalmente, si potesse provare a discutere senza alzare la voce e allegramente, con la massima serietà affrontare i problemi più profondi. E magari, dopo aver parlato di tutto, prenderci una pausa, una sana risata che disarma qualunque incubo. E invece. Nessuna risata potrà più seppellire niente.