Esiste una questione tecnologica che favorisce il passaparola su certi ambiti di rete rispetto ad altri. Gli strumenti di condivisione del resto, si sono fatti velocissimi ed automatici: se fino a qualche anno fa il passaparola richiedeva un seppur minimo lavoro di copia-incolla e seguiva i tempi rapidi, ma non istantanei, dei post sui blog o dei replay della posta elettronica, oggi, un secondo dopo aver letto la notizia, basta un click del mouse per riproporla al volo a tutti i propri contatti. Se uniamo questa considerazione al fatto che Facebook è oggi in Italia il luogo di rete maggiormente utilizzato e presidiato, si capisce bene come qualsiasi notizia, vera o falsa che sia, si trasmette da quelle parti più in fretta che altrove. Facebook è insomma il nuovo coccodrillo del mondo.
Ma la facilità con la quale simili architetture consentono la diffusione di notizie false da parte di chiunque merita qualche ulteriore considerazione. Intanto si è allargato un orizzonte: accade di continuo che notizie importanti giungano a noi da fonti non ufficiali. Molto probabilmente il falso imprimatur dell’Ansa non è stato essenziale per la circolazione della bufala su Villaggio, anche se un buon numero di quanti l’hanno letta e condivisa si sono lasciati ingannare dalla autorevolezza della fonte citata. Il meccanismo di rimbalzo delle informazioni in rete non si basa in genere obbligatoriamente su simili presupposti.
Accanto a questa grande efficienza distributiva viaggia, di pari passo, una enorme superficialità gestuale. Condividere è ormai una azione casuale e senza grandi responsabilità e se gli utenti mostrano in molti casi di non saper pesare le parole in rete (a differenza di quanto probabilmente farebbero altrove), la vaghezza è ulteriormente stimolata dalla piattaforma stessa: per esempio Facebook ci propone il link “condividi” subito al di sotto di una riga e mezzo di preview di un articolo che ancora non abbiamo letto. Prima condividi – sembrano dirci – poi, eventualmente, leggi.
In ogni caso, al di là delle furbizie della piattaforma, il problema centrale risiede altrove e siamo
evidentemente noi stessi. Il fatto è che, come sempre accade, a grandi opzioni corrispondono altrettanto grandi responsabilità. Internet è oggi una piattaforma di pubblicazione che si è fatta improvvisamente adulta e che richiederebbe ai propri utilizzatori analoga raggiunta maturità. È accaduto molto velocemente e non abbiamo avuto molto tempo per abituarci.