comunicazioni dal basso

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December 2011

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You Are What You Tweet: 2011 in Review (Infographic)

Source: http://frugaldad.com

Dec 31, 2011
Dec 23, 2011
“Soltanto un mondo che cerca nella fuga dalla realtà il proprio stabile rifugio può scambiare dell’ottimo intrattenimento per una forma d’arte […] pensare che Betty Draper di Mad Man possa lasciare nell’immaginario un solco più profondo di Emma Bovary significa davvero coltivare un’illusione” —Nicola Lagioia, Le serie TV non sono romanzi
Dec 23, 2011
Per rispondere in 20 punti sparsi a tutti quelli che mi chiedono perché Twitter (fate almeno finta di capire, o googlate quello che non capite, o fidatevi).
  • 1. Perché sono più informata
  • 2. Perché mi costringe alla sintesi e a rivalutare il potere delle parole
  • 3. Perché mi diverte moltissimo
  • 4. Perché è la più efficace e libera agenzia di stampa a disposizione
  • 5. Perché se voglio fare gli auguri di compleanno a qualcuno me lo ricordo da sola
  • 6. Perché i direttori dei giornali sono più uguali ai lettori
  • 7. Perché non è vero che è più difficile di Facebook (voi avete mai capito cos’è un poke?)
  • 8. Perché per 5 giorni c’è in TT il nuovo film di Woody Allen
  • 9. Perché ho dato al concetto di amicizia virtuale un significato prezioso
  • 10. Perché diversità, solidarietà e condivisione sono valori fondanti
  • 11. Perché sono morti Samb Modou e Diop Mor
  • 12. Perché ho visto le lacrime di un Ministro, il sangue della Primavera, il dolore per la perdita di grandi artisti e di operai
  • 13. Perché un astronauta posta foto in diretta… dallo spazio (w-o-w)
  • 14. Perché l’ironia vince sull’imbecillità (e ogni tanto dà una mano ai referendum e alle elezioni)
  • 15. Perché la sera faccio zapping alla tv anche se non la guardo, e se la guardo la condivido
  • 16. Perché ci sono i vip, ma anche no
  • 17. Perché il defollow può essere liberatorio, ma non definitivo
  • 18. Perché non c’è la compagna delle medie che posta i gattini
  • 19. Perché chiunque può raggiungermi, far domande, criticare, supportare
  • 20. Perché a-e-i-o-u-y
Dec 19, 201129 notes
“Esiste una questione tecnologica che favorisce il passaparola su certi ambiti di rete rispetto ad altri. Gli strumenti di condivisione del resto, si sono fatti velocissimi ed automatici: se fino a qualche anno fa il passaparola richiedeva un seppur minimo lavoro di copia-incolla e seguiva i tempi rapidi, ma non istantanei, dei post sui blog o dei replay della posta elettronica, oggi, un secondo dopo aver letto la notizia, basta un click del mouse per riproporla al volo a tutti i propri contatti. Se uniamo questa considerazione al fatto che Facebook è oggi in Italia il luogo di rete maggiormente utilizzato e presidiato, si capisce bene come qualsiasi notizia, vera o falsa che sia, si trasmette da quelle parti più in fretta che altrove. Facebook è insomma il nuovo coccodrillo del mondo.
Ma la facilità con la quale simili architetture consentono la diffusione di notizie false da parte di chiunque merita qualche ulteriore considerazione. Intanto si è allargato un orizzonte: accade di continuo che notizie importanti giungano a noi da fonti non ufficiali. Molto probabilmente il falso imprimatur dell’Ansa non è stato essenziale per la circolazione della bufala su Villaggio, anche se un buon numero di quanti l’hanno letta e condivisa si sono lasciati ingannare dalla autorevolezza della fonte citata. Il meccanismo di rimbalzo delle informazioni in rete non si basa in genere obbligatoriamente su simili presupposti.
Accanto a questa grande efficienza distributiva viaggia, di pari passo, una enorme superficialità gestuale. Condividere è ormai una azione casuale e senza grandi responsabilità e se gli utenti mostrano in molti casi di non saper pesare le parole in rete (a differenza di quanto probabilmente farebbero altrove), la vaghezza è ulteriormente stimolata dalla piattaforma stessa: per esempio Facebook ci propone il link “condividi” subito al di sotto di una riga e mezzo di preview di un articolo che ancora non abbiamo letto. Prima condividi – sembrano dirci – poi, eventualmente, leggi.
In ogni caso, al di là delle furbizie della piattaforma, il problema centrale risiede altrove e siamo
evidentemente noi stessi. Il fatto è che, come sempre accade, a grandi opzioni corrispondono altrettanto grandi responsabilità. Internet è oggi una piattaforma di pubblicazione che si è fatta improvvisamente adulta e che richiederebbe ai propri utilizzatori analoga raggiunta maturità. È accaduto molto velocemente e non abbiamo avuto molto tempo per abituarci.”
—Massimo Mantellini
Dec 11, 20112 notes
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