Appunti sparsi utili al blog mediamondo
The trick for media — including old-line media — is to figure out an effective and profitable way to balance free offerings with paid content. Advertising of course has a role to play in a “freemium” world. Anderson suggested that advertising would be “small-to-small” in this new world: The challenge for big marketers is to figure out how to scale their efforts for small online communities based on shared areas of interest.
— Charlie Rose/Chris Anderson interview  at MIXX

Da ciò una ulteriore - decisiva - ragione che spiega la diffusione dei cellulari. A dispetto dell’andamento dei redditi e dei consumi. Riguarda il cambiamento sociale e culturale. I modi di comunicare e di stare insieme. E per questo coinvolge, per primi, i giovani più giovani. Demograficamente pochi. Protetti e controllati da famiglie pervasive. Vivono in un ambiente urbano devastato e informe. Frutto di politiche territoriali imposte dagli immobiliaristi.

Secondo logiche e interessi, ovviamente, immobiliari. I luoghi di incontro e di contatto fisico, per loro, si sono ridotti sempre di più. Non la domanda di stare insieme. Per cui hanno trasferito le relazioni dal territorio allo spazio tecnologico. I loro contatti non avvengono più - meglio: si verificano sempre meno - in un contesto di compresenza fisica. A casa, in piazza, sulla strada, a scuola, in oratorio.

Ma si realizzano, sempre più spesso, a distanza. Attraverso la rete e i cellulari. Così intrattengono relazioni sempre più frequenti. Sempre più fitte. E sempre più astratte. Sempre più personali e impersonali al tempo stesso. La società intera li segue, su questa strada. I fratelli maggiori. I genitori. Gli adulti. Si addentrano in questa terra senza terra. Dove gli altri sono un numero di cellulare o un indirizzo e-mail. Dove tutti comunicano senza vedersi e senza parlarsi direttamente. Nelle piazze e nelle comunità della rete. Proiettano la loro icona. Il loro avatar. Il loro profilo. E dialogano con altri avatar e altri profili. Un teatro di maschere. Un mondo di relazioni senza empatia. Dove il confine tra comunicazione ed esperienza, fra immagine e realtà: svanisce.

Alcune serie osservazioni al servizio di pessime conclusioni.

da La Repubblica via RDP

Negli ultimi dieci anni, le piattaforme dei social network e dei social media hanno contribuito alla costruzione di un nuovo livello di intelligenza collettiva che si avvale dei contributi degli individui umani per riformulare le strutture sociali dal basso. È molto probabile che nei prossimi dieci anni queste strutture verranno connesse a livello neurologico – direttamente, attraverso monitor digitali, o indirettamente, attraverso messaggi e media neuro-indirizzati. Potremo sperimentare direttamente l’uno il corpo dell’altro. Verranno sviluppate tecniche, e anche sostanze, per incrementare le risorse di coloro che si occupano di particolari discipline accademiche o di ingegneria. E la metafora di un sistema nervoso planetario diverrà meno metaforica, più letteralmente un “organismo” di intelligenza collettiva che si autosostiene.
I am a social media whore. That’s the point of it all right? There’s a lot you can know about me from what music I listen to, what concerts I’ve been to and yes, even occasionally what I just ate.
L’industria dell’immaginario è la più importante che ci sia oggi. Il cambiamento è fondamentale: il pubblico non è più passivo, ma attivo generatore di immaginario». E aggiunge: «Mai come oggi, i videogame stanno influendo sulla produzione di immaginario americana». Attenzione: «Al centro c’è sempre la televisione e i vecchi media. Non facciamo fughe in avanti, altrimenti si rischia di non fare mai i soldi. Ma è chiaro che la novità consiste in questo: la televisione ha sempre pensato alla maggioranza del pubblico, ma ormai deve imparare a corteggiare i nativi digitali. Per noi l’imperativo categorico è imparare a fare televisione con le regole dei videogiochi e con la ricchezza di quello che viene da internet per trovare storytelling che possa fare fatturato. Lo storytelling necessario per fermare il tempo dell’attenzione del pubblico
— Carlo Freccero via De Biase
il silenzio di cui parli … è ir-reale perchè prodotto solo all’interno di uno spazio virtuale (la rete). noi non siamo degli automi attaccati al pc tutto il giorno e per esprimere il nostro parere non abbiamo bisogno della rete. Noi viviamo la vita di strada, quella sporca della piazza, quella faticosa dello studio. Questa è la vita che facciamo. Ma purtroppo oggi si crede molto di più in quello che si vede in tv o si legge sui blog.
noi no. le nostre scelte e le nostre azioni le dobbiamo giustificare solo all’interno dei nostri spazi e non in quelli stereotipati e finti costruiti ad hoc per l’occasione che dopo poco inesorabilmente spariscono.
— da un commento di Riccardo Capone  Presidente del Consiglio degli Studenti Un. di Urbino - sulla nota “Elezioni @uniurb: partecipare conta” su FB a proposito della scrsa partecipazione in rete degli studenti al dibattito.
copenhagen/ Tivoli 2

copenhagen/ Tivoli 2


copenhagen/ Tivoli 1
“Tivoli” è un parco divertimenti in pieno centro cittadino inaugurato nell’Agosto del 1843. E’ stato finanziato dal Re Christian VIII sotto l’idea che “”when the people are amusing themselves, they do not think about politics”.
Ma il vero senso di questo parco sta nel fatto di avere oggi sotto gli occhi un dispositivo spettacolare novecentesco che ha messo in scena la relazione fra intrattenimento di massa e forme neo-spettacolari: dali artifici delle macchine spettacolari, al teatro e alla musica.
Nel suo mix fra macchine dell’intrattenimento, spettacolo dal vivo e scenari naturali caratterizzati da parchi verdi e laghetti da attraversare in barca, si presenta con forza tutta l’energia del linguaggio spettacolare del ‘900 che ha forgiato la nostra natura dell’essere spettatori attivi.
Non è un caso che anche oggi sia un centro della scena contemporanea della performing art.

copenhagen/ Tivoli 1

“Tivoli” è un parco divertimenti in pieno centro cittadino inaugurato nell’Agosto del 1843. E’ stato finanziato dal Re Christian VIII sotto l’idea che “”when the people are amusing themselves, they do not think about politics”.

Ma il vero senso di questo parco sta nel fatto di avere oggi sotto gli occhi un dispositivo spettacolare novecentesco che ha messo in scena la relazione fra intrattenimento di massa e forme neo-spettacolari: dali artifici delle macchine spettacolari, al teatro e alla musica.

Nel suo mix fra macchine dell’intrattenimento, spettacolo dal vivo e scenari naturali caratterizzati da parchi verdi e laghetti da attraversare in barca, si presenta con forza tutta l’energia del linguaggio spettacolare del ‘900 che ha forgiato la nostra natura dell’essere spettatori attivi.

Non è un caso che anche oggi sia un centro della scena contemporanea della performing art.