Il giornalismo, è del tutto evidente non può essere fatto a colpi di ‘si dice’ o di gossip senza verifiche, ma l’informazione dovrebbe servire proprio a verificare questi ‘si dice’, soprattutto in tempi, come gli attuali, in cui non è troppo difficile confezionare bufale dall’alto tasso di viralità e in cui dunque c’è più bisogno di giornalismo, non meno.
La mancanza di fiducia però non dipende solamente dalla relativa poca qualità dell’informazione (a mio avviso insufficiente) su queste storie nello specifico, ma piuttosto da problemi di tipo sistemico: gli intrecci tra media e politica, tra media ed affari, tra editori non puri e interessi privati, mi portano a pensare che la mancanza di informazione (su certi argomenti e in certi contesti) sia un fatto sistematico e non episodico.
Per il momento la scelta è questa: preferisco leggere gratis le notizie online che comprarmi i quotidiani di carta, sarei ben disposto a spendere per un’informazione di qualità, attendibile, trasparente con modelli editoriali nuovi e sono anche consapevole che la qualità costa.
Sono consapevole dei rischi che corro, so che forse sarò informato meno del passato, sono pronto a ricredermi e a ricominciare da domani. Datemi però delle buone ragioni per farlo.
Non compro più i giornali di Dino Amenduni@doonie via @valigiablu
La verità è che le storie ispirano le persone.
E come ci prendiamo l’onore di quando lo fanno nel bene, dobbiamo prenderci pure il peso di quando lo fanno nel male.
E no, non sto dicendo che dobbiamo smetterla di creare personaggi negativi affascinanti.
Dico che dobbiamo acquisire la consapevolezza di cosa significa farlo, la capacità di farlo nella maniera migliore, e la maturità di accettarne il peso, senza stare a dire “non siamo stati noi!”
Il più grosso contributo di Facebook è stato infatti quello di consegnare al mondo digitale le identità analogiche delle persone. Prima di Facebook esistevano di fatto solo nick ed avatar: per l’immaginario collettivo di quella parte di mondo che non era connessa o era poco connessa, Internet era un luogo di pirati di software e di meandri oscuri.
Facebook ha portato alla luce del “mondo reale” le foto delle vacanze con la famiglia, da mostrare a tutti i parenti anche senza la sessione di diapositive da proiettare a casa. Prima di Facebook il tipico problema relazionale era: “chissà chi si trova dall’altra parte dello schermo”. Con Facebook il problema è diventato: “ricordarsi di non scrivere in bacheca che mi son messo in malattia ed invece sono al mare“, se tra i miei amici c’ è il mio capo.
Il prezzo pagato per questo cambio di paradigma? Su Facebook il prodotto sono gli utenti: il prodotto siamo noi.
via digitaldissidence:
Threatened Voices
Tracking suppression of online free speech
A collaborative mapping project to build a database of bloggers who have been threatened, arrested or killed for speaking out online and to draw attention to the campaigns to free them.
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